Officina Meccanica Generale wine & tapas bar

Un cocktail e tapas bar sul porto di Baia, località turistica le cui origini risalgono agli antichi romani che in questi luoghi avevano individuato il punto ottimale dove posizionare le terme.
Il corpo di fabbrica completamente ricostruito riprende fedelmente la forma originaria con pianta rettangolare e copertura a falda in legno.
Officina Meccanica Generale o anche OMG, questo il nome della storica officina navale di baia che aveva sede proprio nell’edificio che adesso è stato convertito dopo l’ardita intuizione della coppia Greta e Max che hanno affidato allo studio Manuarino nonché all’Architetto Salvatore Vicidomini e alla moglie designer Isabel Pugliese la riconversione dello stabile in bar. La scelta di mantenere il nome originale e la forma del corpo di fabbrica antico, ha portato all’identificazione del tema di arredo e di comunicazione che evoca in ogni scelta in maniera ricorrente ma non ridondante, la condizione industriale delle origini mantenendo una raffinatezza di materiali e dettagli che certo non appartiene al mondo della metalmeccanica ma piuttosto a quello della ristorazione di lusso.
Per accedere al volume principale bisogna attraversare il patio esterno attrezzato con sedute in cemento disegnate originali e fatte realizzare da un artigiano locale, oltre che sedie a sdraio colorate e le iconiche sedie in filo di plastica Acapulco.
Passando sotto una catena luminosa che regala un’atmosfera romantica sin dalla strada principale, si accede al volume principale.
L’ambiente viene dominato grande volume cucina totalmente rivestito in Acciaio Corten che inquadra insieme al banco bar l’asse centrale del fabbricato.
Per la bancalina del bar l’architetto napoletano ha scelto il marmo bianco di carrara in contrasto al corten e agli elementi verniciati in verde 6005.
Lo sguardo viene poi catturato dal grande tavolaccio in legno massello da 8 centimetri di spessore e 4 metri di lunghezza realizzato su misura, con le putrelle di sostegno affioranti sulla superficie del piano quasi a voler dimostrare prepotentemente l’inequivocabile robustezza della struttura. Oltre al legno del tavolo il materiale di spicco degli interni è il policarbonato del separè e del banco cassa. Il policarbonato intelaiato con acciaio verniciato 6005 e retroilluminato acquisisce una funzione nuova, quella di soffusa parete luminosa.
Lo studio di architettura manuarino ha deciso di mantenere veri e inalterati i materiali che vengono lasciati nudi o prediletti alle finiture sintetiche, radicalizzando l’utilizzo a 5 materiali predominanti: il corteo, il ferro verniciato verde, il marmo bianco, il legno di castagno massello, il cemento a vista.
La maggior parte degli arredi interni fa parte di una selezione di oggetti d’epoca e di modernariato che ha visto gli architetti e i committenti impegnati in una serie di visite ai mercatini nei dintorni di Napoli. Tra gli elementi più interessanti ci sono alcune sedie Thonet e una tripla seduta da cinema in legno.
L’illuminazione molto puntuale e sempre adeguata all’atmosfera intima dell’ambiente è calda con un punto cromatico di 3000 gradi kelvin. Alcune lampade pendenti industriali d’epoca sono state posizionate lungo il banco bar mentre altri elementi con grandi diffusori di alluminio sono stati posizionati in sala.
Tutta la parte impiantistica è sempre dichiarata in maniera evidente ma senza perdere di pulizia. La climatizzazione ad esempio è stata risolta con alcuni elementi ad incasso lasciati a vista e mascherati con una griglia forata in corten che ne lascia intravedere le dorsali di funzionamento.

Date

2 gennaio 2019

Category

Architettura, Comunicazione

Tags
Architecture, Architettura, bar, bathroom, brand design, colors, Commercial, Corten, countertop, Design, Falegnameria, green, Interior design, logo design, restaurant, Steel, Wood